Articolazione coxo-femorale: anatomia, movimenti e funzione dell’anca

Settembre 19, 2026

L’articolazione coxo-femorale, comunemente chiamata articolazione dell’anca, collega il femore al bacino e permette di sostenere il peso del corpo durante la stazione eretta e il cammino. È un’articolazione sinoviale molto stabile, costituita dalla testa del femore e dall’acetabolo, e consente movimenti di flessione, estensione, abduzione, adduzione e rotazione.
La sua particolare conformazione anatomica permette di combinare mobilità e stabilità. Per comprendere molti disturbi dell’anca è quindi utile conoscere, almeno nelle sue linee fondamentali, come è fatta e come funziona.

Cos’è l’articolazione coxo-femorale?
L’articolazione coxo-femorale è l’articolazione che mette in rapporto la testa del femore con l’acetabolo del bacino.
Dal punto di vista anatomico è una enartrosi, cioè un’articolazione sinoviale “a sfera e cavità”: la testa quasi sferica del femore si inserisce nella cavità acetabolare del bacino.
Il suo compito non è soltanto consentire il movimento della gamba. L’anca deve anche trasmettere le forze tra il tronco e gli arti inferiori e contribuire alla stabilità durante attività quotidiane come camminare, salire le scale, alzarsi da una sedia o mantenere la posizione eretta.

Quali ossa formano l’anca?
Le principali strutture ossee coinvolte sono:

  • la testa del femore
  • il collo del femore
  • l’acetabolo, cioè la cavità del bacino nella quale alloggia la testa del femore

L’osso dell’anca è formato dalla fusione di tre componenti: ileo, ischio e pube. Queste strutture contribuiscono alla formazione dell’acetabolo, che accoglie la testa femorale.
La testa del femore è rivestita da cartilagine articolare, così come la superficie articolare dell’acetabolo. La cartilagine permette alle superfici articolari di scorrere con un basso attrito e contribuisce alla distribuzione dei carichi.

Il labbro acetabolare
Un elemento importante dell’articolazione è il labbro acetabolare, un anello di fibrocartilagine che circonda il margine dell’acetabolo.
Il labbro contribuisce ad aumentare la profondità della cavità acetabolare e partecipa alla stabilità dell’articolazione. Contribuisce inoltre alla distribuzione delle forze e alla funzione di “tenuta” dell’articolazione.
È quindi riduttivo pensare all’anca semplicemente come a una “palla inserita in una cavità”: la stabilità deriva dalla collaborazione di numerose strutture ossee e dei tessuti molli che circondano l’articolazione.

La capsula e i legamenti dell’anca
La testa del femore e l’acetabolo sono circondati da una robusta capsula articolare.
La capsula è rinforzata principalmente da tre legamenti:

  • legamento ileo-femorale
  • legamento pubo-femorale
  • legamento ischio-femorale

Queste strutture limitano alcuni movimenti estremi e contribuiscono alla stabilità dell’articolazione. Il legamento ileo-femorale, in particolare, è considerato il più resistente dei legamenti capsulari dell’anca e contribuisce alla stabilità soprattutto in estensione.
All’interno dell’articolazione è presente anche il legamento della testa del femore, o legamento rotondo. Nell’adulto il suo ruolo meccanico è secondario rispetto alla capsula e agli altri legamenti, mentre durante l’età pediatrica ha anche un ruolo nella vascolarizzazione della testa femorale.

Quali movimenti permette l’anca?
L’articolazione coxo-femorale è capace di effettuare movimenti su più piani.

I principali sono:

  • flessione, quando la coscia si avvicina al tronco
  • estensione, quando la coscia si porta posteriormente
  • abduzione, quando la gamba si allontana dalla linea mediana
  • adduzione, quando la gamba si avvicina alla linea mediana
  • rotazione interna
  • rotazione esterna

La combinazione di questi movimenti permette anche la circumduzione.
La quantità di movimento disponibile non dipende però da una sola struttura. Entrano in gioco la forma delle superfici articolari, la capsula, i legamenti, i muscoli, la mobilità dei tessuti e il controllo neuromuscolare.

I muscoli che controllano l’anca
L’anca non viene stabilizzata soltanto dai legamenti. Un ruolo fondamentale è svolto dalla muscolatura che circonda l’articolazione.
Tra i principali gruppi muscolari coinvolti troviamo:

  • ileopsoas e altri flessori dell’anca
  • grande, medio e piccolo gluteo
  • adduttori
  • muscoli rotatori profondi
  • retto femorale e altri muscoli che attraversano l’anca

Questi muscoli non servono esclusivamente a produrre movimento. Contribuiscono anche a mantenere il corretto rapporto tra testa del femore e acetabolo durante il movimento e sotto carico. Il controllo dell’anca dipende infatti da una continua interazione tra sistema nervoso, muscoli e strutture articolari.

Perché l’anca deve essere contemporaneamente stabile e mobile?
L’anca è un interessante esempio di compromesso biomeccanico.
Deve essere abbastanza stabile da sostenere il peso del corpo e trasferire importanti forze tra tronco e arti inferiori, ma allo stesso tempo deve consentire una notevole libertà di movimento.
Questa combinazione è possibile grazie alla conformazione dell’acetabolo, alla forma della testa femorale, al labbro acetabolare, alla capsula, ai legamenti e al sistema muscolare che circonda l’articolazione.

Cosa può succedere quando qualcosa non funziona correttamente?
Il dolore percepito nella regione dell’anca non indica necessariamente un problema identico in tutte le persone.
Possono essere coinvolte strutture articolari, muscolari o tendinee e, in alcune situazioni, il dolore percepito nella regione dell’anca o dell’inguine può essere riferito anche da altre aree.
Tra le problematiche che possono interessare l’anca troviamo, per esempio, l’artrosi dell’articolazione coxo-femorale, alcune tendinopatie, condizioni correlate al conflitto femoro-acetabolare, problematiche muscolari e conseguenze di traumi.
La coxartrosi, in particolare, è una condizione nella quale vengono progressivamente alterate le strutture articolari dell’anca e può comparire dolore, rigidità e limitazione funzionale.
Per questo motivo il semplice fatto che “faccia male l’anca” non permette da solo di stabilire quale struttura sia responsabile del problema.

Anatomia dell’anca e valutazione del movimento
Comprendere l’anatomia dell’articolazione coxo-femorale è utile anche per comprendere perché, durante una valutazione fisioterapica o osteopatica, non ci si limita necessariamente a osservare il punto esatto in cui il paziente avverte dolore.
L’anca infatti lavora insieme al bacino, alla colonna vertebrale e al ginocchio durante moltissimi movimenti quotidiani.
Camminare, correre, salire le scale o semplicemente alzarsi da una sedia richiedono una coordinazione tra più distretti corporei.
Per questo una valutazione funzionale deve considerare il movimento nel suo insieme e non soltanto la singola articolazione.

Quando è opportuno approfondire un dolore all’anca?
Un dolore persistente, ricorrente o associato a una progressiva riduzione del movimento merita una valutazione professionale.
La valutazione permette di raccogliere informazioni sull’origine e sulle caratteristiche del dolore, sulla mobilità articolare, sulla forza muscolare e sulla funzione dell’arto inferiore.
In presenza di dolore intenso dopo un trauma, importante difficoltà a sostenere il peso, sintomi neurologici o altri segnali insoliti è invece opportuno rivolgersi tempestivamente a un medico.

In sintesi
L’articolazione coxo-femorale è una struttura complessa nella quale mobilità e stabilità devono convivere.
La sua funzione dipende dall’interazione tra:
ossa + cartilagine + labbro acetabolare + capsula + legamenti + muscoli + controllo neuromuscolare.

Conoscere questa anatomia aiuta a comprendere meglio anche alcuni dei disturbi più frequenti dell’anca e perché la valutazione di un dolore articolare non dovrebbe limitarsi alla sola sede in cui il sintomo viene percepito.
Per approfondire un problema specifico dell’anca è importante distinguere la conoscenza generale dell’anatomia dalla valutazione della singola persona: sintomi simili possono infatti avere origini differenti.

Autore: Leonardo Tagliati, Osteopata D.O. e Fisioterapista

Fonti principali: NCBI Bookshelf – Anatomy, Bony Pelvis and Lower Limb: Hip; NCBI Bookshelf – Anatomy, Bony Pelvis and Lower Limb: Hip Joint.